Passeggiando tra i ruderi della città scomparsa nel sisma del ‘68

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Santa Margherita di Belìce è una cicatrice della provincia di Agrigento. Ipertrofica, tanto diventa angusta, ad ogni passo, la strada che divide la città vecchia, quella di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dalla nuova, ricostruita dopo il terremoto del 15 gennaio del ’68.

I ruderi in tufo ci ricordano che «tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente».

Acre l’odore, preme contro le palpebre, distorce il punto di fuga. Sembra una scenografia di Warm, deforme, dove la luce del giorno s’infrange sugli spigoli e dirada.

 

 

Fotoreportage a cura di Roberto Miele e Gaetano Scalfidi

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