Da Napoli a Ginevra, passando per Venezia. In Ingress. Sotto copertura.

Questo reportage è il diario di bordo di un’inchiesta sulla Realtà Aumentata durata sette mesi, sotto copertura, e sequestrata dagli organi inquirenti a poche ore dalla pubblicazione ufficiale.
La notizia di un progetto di ricerca finanziato da una Organizzazione criminale transnazionale e finalizzato al controllo della realtà fisica attraverso quella aumentata circolava da tempo nella darknet. Ed è stata confermata dai fatti del 6 gennaio scorso con l’attentato informatico al misterioso “Niantic Project”.
Stando alla ricostruzione postuma della redazione di “Stuntviews” – le cui note sono contrassegnate, tra parentesi, con la sigla “NdR” -, l’Organizzazione terroristica in questione si è infiltrata nella Op Unity in corso (ossia una Operazione di gioco) di “Ingress”, il videogame sviluppato proprio dalla Niantic Inc. per permettere agli iscritti di diventare agenti di una delle due fazioni in campo – Illuminati (in gergo “Le Muffe”, di colore verde) e i Resistenti (in gergo “I Puffi”, per il colore azzurro) – in guerra aperta dal 2013 per la conquista di intere aree geografiche del mondo reale, denominate “Control Fields”.

Di Roberto Miele, autore dell’inchiesta, non abbiamo più notizie attendibili da giorni.  
Chiunque possa fornire informazioni utili è pregato di scriverci in privato.


Sabato 5 gennaio 2019, ore 22.15. Felpa azzurra con cappuccio, tuta di lana. Seduto al tavolo del soggiorno, fronte balcone, persiana alzata, e guardo alla mia destra: sul piano cottura il bricco da latte in primo piano, la caffettiera sul fuoco medio posteriore ad angolo retto con una padella. L’ipotenusa tra quest’ultima e il bricco chiude il triangolo rettangolo. Tra la cucina e il mio occhio non un punto di incidenza. Altra proiezione geometrica. Vedo poligoni ovunque ormai!
Mi alzo, la porta, l’interruttore. Manca la corrente. Blyat’! Dalle luci delle case nel parco oltre i vetri deduco di essere il solo in black out.
Cerco lo smartphone. Dove cazzo l’ho messo? Panico. Blyat’! Non era in corrente? Forse lo zaino. È sul tavolo. Zip, tasca anteriore: vuota! Blyat’! Corridoio, verso il contatore. Con la mano nel buio traccio una linea lungo la parete fino alla porta d’ingresso. E la chiave? Sgancio. A vuoto. Sono chiuso dentro… Suka Blyat’!
L’interruttore sotto il display. Ok, è scattato. Ripristino. Cosa succede? Torno in cucina, sul frigo un post-it: “Sigarette. Dormivi. Torno subito. Alessia”. Vaffanculo, Blyat’! E cosa chiudi a chiave?

 


Venerdì 28 dicembre 2018, ore 10:27. Aeroporto di Ginevra. Dimenticatevi di Roberto Miele, ammesso lo abbiate mai conosciuto. D’ora in poi rispondo al nome di Abeille. E questa è l’unica tappa svizzera della mia inchiesta sotto copertura sulla realtà aumentata.
Devo raggiungere il cimitero di Petit-Saconnex, angolo Chemin Briquet, attendere il messaggio di Ysaline per incontrarla, fare lo scambio chiavi, e proseguire fino a rue Emma-Kammacher 4, Meyrin.
Ha nevicato tutta la notte. L’autobus passerà tra sei minuti.
Smartphone, scansione. Rien ñ’est comme il semble…

 


Giovedì 27 dicembre 2018, ore 7. L’odore del caramello della pasticceria Ceccon di piazza Carpenedo rimane attaccato allo scaldacollo, anche dopo aver svoltato a destra su via Grimani, fino a raggiungere il cimitero di Mestre. Sto fatto di incontrarsi vicino i camposanti ha una sua logica, in effetti: vedo portali intorno quali antere, sto all’exotic matter1 come un’ape al polline.
1 [Per la storia del gioco, la Terra è disseminata di particelle di materia esotica o XM, di origine extradimensionale, giunta attraverso i portali, e in grado di influenzare l’intelligenza e la creatività delle persone che ne vengono in contatto – fonte: Wikipedia -,  NdR]
Scansione: al netto di chi si limita ad offrire una preghiera alla tomba dei suoi cari, potrebbero esserci agenti ovunque, avanti e indietro, per qualche capture in più…
Ci pensavo poco fa, mentre il cassiere mi passava il contatto di Ysaline, con lo scontrino. Oggi Venezia. Tra poche ore Ginevra. «Mi raccomando, non innamorartene…». Lo guardo, sogghigno: «Della laguna?». Sta al gioco: «Della maschera. Qui è Carnevale tutto l’anno…». Occhiolino, scambio chiavi. Lui è Catello, il proprietario del Ceccon, Resistente veterano. «Sto consultando quella fonte…». La lancio così, vediamo come reagisce. «Ti torna utile?». Ok, ricorda tutto. O finge di farlo. Magari è solo cortesia.
Saluto. Esco. Sigaretta e scansione. Sigarette? Nello zaino. Lo zaino, Blyat’! Mi giro, sulla sedia non c’è più. «Cerchi questo?», sorride mentre me lo porge. Non è la stessa ragazza che mi ha servito il caffè al tavolo. «Grazie», ricambio il sorriso. «Conosci il professore?». «Cosa?». «Il professore… poco fa parlavate». «Si». Credo si riferisca a Catello. Perché non lo chiama per nome? «Io sono Sara2». «Sara», ripeto. «Si. Tu Tarzan, io Sara». Sorride. «Scusami. Roberto. Piacere». «Sara. Difficile da dimenticare su una sedia…». Si, Sara. Tutto chiaro. Ma ho la testa altrove e tu non sei nei piani. Scusami. Ne riparliamo. Magari in un’altra realtà…
2 [Ignoriamo la sua identità anagrafica. Quando siamo stati in pasticceria, per incontrare Catello, nessuno degli impiegati ha ammesso di conoscerla. Due le ipotesi: o la coprono, alla stessa stregua di C., o potrebbe essere davvero un’infiltrata a sua volta. In  entrambi i casi, potrebbe sapere dell’inchiesta e, quindi, del doppiogioco di R. Ma avrebbe avuto finalità diverse a seconda dell’ipotesi accreditata, NdR]


Venerdì 28 dicembre 2018, ore 11. Portali azzurri e verdi sulla mappa. OpSec, nessun log. Peccato! Parola d’ordine: stealth. Non posso lasciare tracce. Messaggio Telegram: “Excusez moi: J’étais en avance! Quatrième table au nord-est“. Blyat’!
Quarto tavolino sulla destra. Raccolta in un piumino grigio, Ysaline mi sorride all’arrivo. Occhi verdi, agenda aperta. È lei! Inspiro, mi siedo. «Bonjour, Abeille. Hai viaggiato bene?». «Benissimo. Grazie». Annuisce. «Mi sono permessa di ordinarti una Zuger Kirschtorte. Un caffè non lo avresti gradito…». Espiro, annuisco. «Il meteo indicava neve. Immaginavo una città imbiancata». «Ginevra bianca? Solo per le fotografie…».
Guarda la mia mano. Io la sua. È rapidissima. Scanner. Sono abituato ormai a questi switch lampo. Scambio chiavi. «Dove fai formazione oggi?», mi domanda. Le squilla qualcosa, in borsa. «Dammi un minuto». Si alza, scusandosi. Inspiro.
Sarò generico. Dirò qualcosa del tipo “in un ufficio noleggiato per l’occasione dalla mia azienda”. Generico ma non affettato.
«Abeille, scusami. Telefonata dall’ufficio. Mi dicevi?». Come da copione: «La mia azienda ha noleggiato una sala formazione in rue Emma-Kammacher 4». «Qui la chiamano Area Cern…», e strizza l’occhio sinistro. «Tipo Nevada Test Site – 51?». Accreditarsi con la simpatia è d’obbligo in casi del genere. «Per i complottisti molto di più…». Che eleganza, Ysaline! «Con i crash di Ingress Prime poi…», entro a gamba tesa. Questo è il punto per il quale ho volato fino a qui. Intendo sapere se è al corrente di un bug creato proprio dalla Niantic per organizzare il controllo della realtà fisica da quella aumentata. E se è plausibile, a suo avviso, e in quanto esponente della community svizzera dei Puffi coinvolta in una Op transazionale, che proprio tali crash fungano, come cortocircuiti, da accesso alle info personali presenti nei dispositivi per poi orientare le scelte ed i comportamenti degli utenti, convinti, intanto, solo di giocare. «Si, ma dopo l’ultimo roll-out, il problema è risolto». Registro la risposta. Come devo interpretarla?

 


Mercoledì 26 dicembre 2018, ore 2. Scansione: mentre tutti festeggiavano il Natale, le Muffe hanno sferrato l’attacco in serata passando su Stella-S. Carlo. Napoli è verde adesso e un po’ mi rode il culo…
Proviamo a collegarlo con l’inchiesta. Stando alle ultime indiscrezioni di MLN [gruppo di controinformazione consultato da Roberto nella darknet con il sistema anonimo Tor, di cui gestiva un bridge router, NdR], la Niantic ha lanciato “Ingress Prime” con un bug per sviluppare sottotraccia, contestualmente, un progetto di ricerca finalizzato al controllo della realtà fisica attraverso quella aumentata. Se così fosse, ed è plausibile considerando sia la progressiva commistione tra le due realtà sia il contagio dalla sindrome del Sistema di credito sociale cinese [qui l’autore fa riferimento al sistema di controllo di massa implementato dal governo asiatico per monitorare e valutare il comportamento di ogni singolo individuo, NdR], potrei ipotizzare di essere stato localizzato dalle Muffe locali.
Tanto equivale a dire che l’unica a sapere della mia inchiesta, Ivana3, mi ha cantato. Ma a che pro? Potrei essere stato coinvolto in questa Op tra Venezia, Ginevra e Creta, per un secondo fine? Magari hanno associato Abeille a Roberto e intendono sabotare il Field…
3 [in casa di R. dal 26 al 31 dicembre; se, come afferma l’autore, sa dell’inchiesta, e quindi del doppiogioco, potrebbe essere l’anello mancante dei fatti seguenti. Abbiamo provato a rintracciarla, senza successo. NdR]
Cerco il block notes. Sul tavolo non c’è. Faccio mente locale: pranzo a Casoria, in famiglia; prima di uscire di casa ho salutato Ivana in camera da letto. «Metti tu i croccantini a Fiammetta? Io sono in ritardo». «Si, Amore. Passa a prendermi dai miei stasera». Speravo di starmene da solo a dirla tutta. «Ok. Alle 18?». «Anche prima, se puoi…». E ti pareva! Chiuso lo studio, pc spento.
Lavoro da luglio sotto copertura. Con questo account, Abeille, che mi precisa come l’ombra a mezzogiorno. Domani, a Venezia, incontrerò Catello per lo scambio chiavi. Dopodomani a Ginevra, Ysaline. Se tutto fila liscio, tireremo dal Cern l’ultimo link del triangolo. Un velo blu, fiammante come un arco dell’aurora boreale.

Fonte: https://plus.google.com/+AntonioCamerino/posts/T9GYRcjW2zp

Venerdì 28 dicembre 2018, ore 11.15. Con i guanti in raso avorio, pollice e medio negli occhielli della pinza in argento per una porzione di Zuger Kirschtorte grande poco meno di una frolla… Sono i dettagli a stabilire come e se una storia merita di essere vissuta o raccontata. Difficile mettere in sync la doppia modalità. E lo dico a Roberto, da Abeille.
«Voici son Kirsch, Monsieur». «Merci». «Tu cosa hai ordinato?» chiedo ad Ysaline. «Io devo rientrare in ufficio. La telefonata…», e inclina leggermente la testa verso la spalla sinistra, inarcando solo il sopracciglio destro.  La classe in persona, Ysaline! Da scopare senza ritegno…


Domenica 23 dicembre 2018, ore 9:40. Ogni volta che me lo domandi, ti immagino dietro una porta. «Sei qui con me, adesso?». La tua voce, Micaela, striscia dentro la stanza. E dovrei non risponderti, sarebbe molto meglio. O farlo fare ad Abeille: «E dove vuoi che sia?». Un modo elegantissimo per dirti, e ribadire, che non ci sono, no che non ci sono!, e non ci sono mai stato, con te, neanche circostanziando. Tu mi cammini a fianco; io conto ogni passo tra il mondo esterno e noi, tracciando linee immaginarie, come links. Lontanissime da te.
Al “Cimitero delle 366 fosse”, stamane, per un reportage del Collettivo. «Secondo te c’entra la Massoneria?». Sei bella e cara, Micaela, ma stattene un po’ zitta! «Direi di no. Questioni aritmetiche…». Tieni la chiave, adesso, basta domande! Roberto ti risponde perché deve. «Quindi siamo qui per scattare una formula?». E che cazzo! Inspiro. ‘Sta cosa va risolta quanto prima. Colgo la palla al balzo e «la formula non c’è… siamo qui per un’ipotesi»? Pretestuoso. Mi tornerebbe un «bastava dirmelo che non mi volevi tra i piedi…». Occhi di prugna, Micaela4. Mi esplodono addosso ogni volta che apro Ingress. Se le dicessi anche dell’inchiesta, essiccherebbero.
4 [Micaela, contattata dalla redazione il 9 gennaio, ha confermato di non essere al corrente del reportage, NdR]
Scansione. C’è un portale grigio: il “sepolcreto dei Colerosi”, proprio di là dal muro. Lo accendo! «Ro’, allora?». «Eccomi!». Le nuvole diradano ad est, la prospettiva in panoramica.
Mancano due settimane esatte. Tra quattro giorni sarò a Venezia, tra cinque a Ginevra. Sabato 6, alle 23, il check point.


Mercoledì 26 dicembre 2018, ore 8.16. Catello5 è stato il primo a suggerirmi la consultazione di MediaLabNet [cfr. nota di mercoledì 26/12 ore 2, NdR]. Quest’estate, quando l’ho incontrato a Palazzo Venezia durante una serata a tema su Ingress. L’ipotesi di una formula inversa del rapporto tra realtà fisica e aumentata è stata screditata sui forum. Eppure è un ottimo spunto per l’inchiesta.
5 [Il suo nome reale è un altro, e, pur sapendo dove lavora, non siamo riusciti ad incontrarlo. È un Founder dei Resistenti italiani, coinvolto da anni nelle principali Op. Dalla nostra ricostruzione, ha accettato l’autocandidatura di R. allo scambio chiavi da Napoli e Venezia e da Venezia a Creta, reputandone attendibile il trust. Il key transfer sarebbe dovuto avvenire a Novembre, non sappiamo perché sia stato rinviato di un mese. NdR]
Scansione. Con l’attacco di stanotte mi ritrovo ad abitare in una Control Field delle Muffe. Nell’inchiesta scriverò che non è stato un caso, ricollegandolo magari all’incontro di domani con Catello a Venezia. E farò entrare in scena mio padre6, che dovrebbe domandarmi qualcosa del tipo «di nuovo in viaggio? Ma per fare cosa?». «Un progetto formativo in aula», la versione ufficiale, ovviamente falsa. «Cioè, vai a fare cosa? Spiegami praticamente». Devo farla complicata, così mi interrompe dicendo di non seguirmi, e chiudiamo l’inquisitoria. «In sostanza, la mia azienda mi manda a Venezia per formare una squadra di operai integrativa al terzo turno in fabbrica da febbraio in poi». «Non ti capisco. Questi stanno a Venezia?». «Esatto!». «E mandano te?». Gli lancio uno sguardo indisponente. «E chi devono mandare? Sono l’unico abilitato…». «Ma ti pagano la trasferta almeno?». Più complicato del previsto. Quando si tratta di farmi in conti in tasca diventa un agente della riscossione. Quasi quasi, faccio rispondere ad Abeille, fingendolo Roberto…
Salvo e spengo il pc. Pranzo fuori.
6 [Il padre di R., contattato dalla redazione lunedì 7 gennaio, non era al corrente dell’inchiesta, né del ruolo di agente in Ingress. Ignora dove sia il figlio, sentito al telefono il venerdì precedente per l’ultima volta. NdR]


Sabato 29 dicembre 2018, ore 12:27. Aeroporto di Capodichino. Smartphone, scansione. Siamo tutti in fermento per la Op che collegherà Ginevra a Creta, passando per Venezia. Centoottantadue agenti in ballo, al momento. La Resistance al potere!
Mancano otto giorni. Quanto basta per arroccarmi in casa e collegare gli ultimi dettagli dell’inchiesta. Devo inserire le impressioni su Catello. E interpretare le risposte di Ysaline.
Zaino in spalla, guadagno l’uscita. Non intravedo mio padre. Una turista mi spintona alle spalle. «Sorry! Sorry!», ripete. «Are you ok?» le chiedo. «All right! I stumbled…». Sorrido. «You’re welcome!». E vaffanculo, vedi dove metti in piedi, penso. La seguo con gli occhi fino al nastro trasportatore dei bagagli. Pure brutta…


Giovedì 3 gennaio 2019, ore 4.36. Non sento mio padre da due giorni. L’ho chiamato ieri sera: segreteria telefonica. Vorrei dirgli dell’inchiesta, ora che ho messo un punto. E spiegargli anche altre cose. Forse la leggerà, mi chiederà di Abeille. La sua domanda topica: «Si, ma a cosa serve questa realtà aumentata? Che cosa ci guadagni?». «Non serve a niente, Pa’». Allo stato attuale. «E perdi il tuo tempo così, anziché pensare al tuo futuro?». Già! Il mio futuro. È alle mie spalle, adesso, sul divano: si chiama Alessia7. Se mi volto, la perderò per sempre, forse. Mi giro. La guardo. Dorme. È qui da appena sei ore. Abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare. Con la solita fame nervosa. Per me, un cavallo di ritorno. Non vedo l’ora che vada.
Scansione.
7 [Un’altra fiamma di R., è stata in casa fino al giorno del cleaning time dell’Op. NdR]


Lunedì 31 dicembre 2018, ore 23. Sono a casa di amici, tavolo da otto. Centottanta e passa agenti in azione per disinfestare la Muffa italiana. Un triangolo azzurro, dalle montagne ai mari. Odore di zolfo e di frittura.
«E com’è andata a Ginevra?», mi domanda Francesco sul terrazzo, sottovoce. Gli porgo il bicchiere vuoto per il vino. Se vuole la risposta deve mescere. «Andata. Cinque ore intensive di formazione in aula. Nove operai tra i ventisei e i quaranta». Plausibile. «Dimmi la verità…». Sussulto! «Perché non è venuta?». Ma chi? Stavamo parlando di Ginevra… Lo fisso. «Ivana». Si, la domanda è chiara. «Mi aveva invitato dai suoi. Ma è capodanno. Non mi sembrava il caso…». «In effetti. Manco vi conoscete…». Vero. Eppure sa dell’inchiesta lei, e sa di Ingress. Tu ed io ci frequentiamo da trent’anni a questa parte, e sai solo della formazione, che non ho fatto peraltro… «Come Micaela, d’altronde». Mi conviene focalizzare su questa parte della conversazione. Così archiviamo Ginevra. «Hai presente? Svegliarti la mattina, trovartele nel letto e pensare: “E questa che ci fa ancora qui”?». Annuisce.
Un fuoco d’artificio partito dal balcone del palazzo antistante mette il punto alla divagazione. «Rientriamo? Qui fa troppo freddo…». Rientriamo.


Sabato 5 gennaio, ore 22.30. Mezz’ora al check point. Intel [la piattaforma per la consultazione della mappa su ampio raggio, NdR]: i Puffi in postazione. «Però dopo ci spariamo un Lynch?». Blyat’! Se il field non ha intoppi, Ale, dopo te ne vai proprio af… «facciamo quello che vuoi», replico, «ma ti occupi del caffè e di Fiammetta intanto?». «Ovvio! Finisci presto. In culo alla balena…!». Mi fingo riconoscente, ma fuori dalle palle adesso.
Manca l’ultimo step dell’inchiesta. Scelgo il taglio della cronaca. A breve i cleaners toglieranno i blocchi. I dettagli spettano ad Abeille.
Apro Tor. MLN. Vediamo cosa accade nel mondo reale. Se trovo anche uno spunto da incastrare, chiudo ‘sta manfrina.
Take: “Ginevra. Trovato il corpo senza vita di un funzionario dei Services de renseignement de la Confédération – SRC. Esperta di terrorismo digitale, seguiva da mesi la pista di un possibile attentato informatico al Cern”. Foto.
Cosa? Suka Blyat’! Non è possibile: Ysaline… Sudo freddo.
L’operatore è pronto per il go. Tutti sul cleaning time. Abeille freme. Io panico. Refresh.
Take: “Ginevra. Rinvenuta una pendrive nell’appartamento del funzionario SRC trovato senza vita pochi minuti fa. Il documento più recente riporta le generalità delle cellule dell’organizzazione terroristica promotrice dell’attentato”.
«Bussano alla porta, tesoro». La voce di Alessia. A quest’ora?
Refresh. «Tesoro». Mi giro. Ingoio. PolTel. Suka Blyat’! Inspiro. Mi alzo. Un occhio allo schermo.
Take: “Ginevra. Niantic Inc. Violati i security scanner”.
«Signor Miele, game over»!

 

Testo a cura di Roberto Miele

Foto a cura di Eduardo Lampano e Gaetano Scalfidi

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